Storia dell’età barocca in Italia – Benedetto Croce

Ho deciso che dovevo studiare Benedetto Croce perché è Benedetto Croce. Perché io sono un nano e lui è un gigante. In qualche modo fidandomi della Storia, dei miei professori e dei libri che ho studiato.

E lui, Benedetto, non solo mi ha portato a spasso nel Seicento ma mi ha spiegato che quello che conta è  il “sentimento”. Niente di romantico per carità o sdolcinatezze. Il sentimento, lui,  sta alla base di ogni arte, il desiderio di comunicare qualcosa di  potente e viscerale e di farlo in una maniera altrettanto imponente, “Fantasia che parla alle fantasie” (p.304).

Succede che allora mi sento meno perso, grazie Benedetto, perché, forse non lo sai ma ai nostri giorni pare di essere dentro una lavatrice di parole e i porti sicuri sono pochi. E io, Benedetto, mi perdo.

Pertanto grazie

 

 

 

Storia della storiografia – Gian Paolo Romagnani

Infinite (non è vero) sono le rivoluzioni che l’uomo ha prodotto e tanto è di là da venire.

Infiniti (veri questa volta) gli sforzi per capire, le visioni da abbracciare e da allontanare, i metodi da vagliare, i dubbi da coltivare e soprattutto, i fatti da controllare.

Intoccabili le seguenti certezze:

– la voglia di imparare sarà sempre con me

– rivedere qualcosa  significa farla rinascere (a patto che storicamente evitiamo una serie di mistificazioni, p. 382).

P.S. Consiglio per AA futuro: stare lontano da opinionisti, memorialisti e grandi nemici.

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La cultura del Barocco – José Antonio Maravall

“Mai un altro periodo come il Barocco si mostrò più ossessionato dalla profondità e dall’immensità, dall’orrore e dalla sublimità del tempo.” (Panofsky).

Non saprei dire se il Barocco fosse moderno, contemporaneo, progressista o conservatore. Se scavo appena appena dentro di me mi sembra che tutto quello che leggo sul Barocco sia applicabile ai nostri giorni. C’è stata una addirittura bolla speculativa sui tulipani (studiare per credere). Gli abitanti  di questa porzione di globo nel diciassettesimo secolo erano capaci di tutto, ma proprio tutto. Erano in grado di dire “viviamo in un mondo nel quale nulla di ciò che percepiamo somiglia a ciò che percepiamo”(p. 319), erano  irresistibilmente conformisti,  subordinati a un’ordine che odiavano e veneravano. Strombazzatori di libertà e creatori a tavolino di malinconie. Non temevano le apparenze i nostri predecessori, perché sapevano che erano portatrici di porzioni di conoscenze (“l’essere delle cose è la loro apparenza prima”).

Maledetti individualisti che eravate, a pensare di poter farvi una vita interiore mentre fuori la vita cannoneggiava.

Siamo tutti barocchi. Disertori barocchi.

Giano

Giano è il dio che guarda contemporaneamente al passato e al futuro. Me lo immagino là sul Gianicolo, con gli occhi talmente azzurri che a guardarlo da lontano, scompaiono. Qualche ruga per colpa di tutto quel lavoro a badare sempre a qualcosa mentre il presente corre. Mi dispiace che Giano cada nel tranello del manicheismo. Se devo scegliere sempre tra due opzioni io mi blocco e poi, mi perdo. Io mi impegno a stare qui, ora. Buon gennaio caro Giano.

Apologia della storia o mestiere di storico, M. Bloch

“Lo studioso si limita a domandare: ‘perché?’, e accetta che la risposta non sia semplice.”

[…]

“E’ così comodo gridare:’Alla forca’!Non comprendiamo mai abbastanza. Colui che differisce da noi – straniero, avversario politico – passa necessariamente, per un malvagio. Anche per condurre lotte che si presentano come inevitabili, occorrerebbe un po’ di intelligenza delle anime; […] La storia, pur che rinunci alle sue false arie di arcangelo, deve aiutarci a guarire da questo difetto. E’ una vasta esperienza delle varietà umane, un luogo di incontro degli uomini. La vita, al pari della scienza, ha tutto da guadagnare da che questo incontro sia fraterno.”