Mein Herz brennt

L’uomo è abituato a vivere in ogni condizione possibile. Eppure vivere è difficile, soprattutto in alcuni momenti. Io e il mio cervello crediamo di vivere bene in quarantena. Il mio cuore invece, lui no. Lui brucia. Mein Herz brennt.

Ho un sacco di paure, per esempio

La poesia spinge via questi muri e i social media mi allontanano da me stesso.

Mi sento così, tra distanze e intimità

Grazie a lui

Sto bene a casa con Lucio. E’ complicato e splendido. Scontato, si dirà. Io non sono iperbolico. Sono un semplice insegnante che ama il silenzio, la cultura, le relazioni e la propria famiglia.

In questo momento mi mancano le relazioni, i miei studenti, che sono il vero motivo per cui mi alzo alla mattina. Sono un pigrone io e pure un indolente.

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Sono un mascalzone, che sbarca il lunario con le parole.

Mi manca il mio pubblico che è anche la mia seconda famiglia.

Canto d’amore – Liebes Lied

Canto d’amore

Come potrei trattenerla in me,
la mia anima, che la tua non sfiori;
come levarla oltre te, all’infinito?
Potessi nasconderla in un angolo
sperduto nelle tenebre;
un estraneo rifugio silenzioso
che non seguiti a vibrare
se vibra il tuo profondo.
Ma tutto quello che ci tocca, te
e me insieme
ci tende come un arco
che da due corde un suono solo rende
Su quale strumento siamo tesi,
e quale grande musicista ci tiene nella mano?
O dolce canto.

Liebes-lied

Wie soll ich meine Seele halten, daß
sie nicht an deine rührt? Wie soll ich sie
hinheben über dich zu andern Dingen?
Ach gerne möcht ich sie bei irgendwas
Verlorenem im Dunkel unterbringen
an einer fremden stillen Stelle, die
nicht weiterschwingt,wenn deineTiefen schwingen.
Doch alles, was uns anrührt, dich und mich,
nimmt uns zusammen wie ein Bogenstrich,
der aus zwei Saiten eine Stimme zieht.
Auf welches Instrument sind wir gespannt?
Und welcher Spieler hat uns in der Hand?
O süßes Lied.

Rainer Maria Rilke

(da Nuove poesie)

Fernweh

Tutte le lingue nascondono parole intraducibili di incomparabile bellezza, e il tedesco ne possiede una di grande minuzia e portata universale. La parola è Fernweh e significa, letteralmente, “nostalgia di posti lontani in cui non siamo mai stati”. Pare sia stata coniata attorno al 1835 dal principe e paesaggista tedesco Hermann Pückler-Muskau, e alzi la mano chi non ne è mai stato affetto.

Andrea Wulf – L’invenzione della natura

Credit Michele Morando/Margherita Sciarretta