In memoria di Venanzio Gibillini

In questi anni, facendo il mio lavoro, mi sono convinto che la Storia e le storie possano aiutare a guardare avanti. So che è una grande ovvietà. L’essenziale stava da un’altra parte, nel modo di raccontare. Faccio l’insegnante e questo significa che non sono niente (niente) senza i miei studenti. Sono loro che me l’hanno fatto capire, quando, qualche anno fa, hanno intervistato Venanzio Gibillini. In due ore, grazie alle loro domande, alla loro attenzione e alle loro lacrime, in quella stanza siamo tutti diventati uomini e donne più consapevoli, più tolleranti e più forti. Abbiamo messo in testa e nel cuore un pezzo di storia atroce, vera e importante. Tutto questo grazie a Venanzio. Lui è stato per due ore la nostra guida e ci ha restituito la sua vita e i suoi anni nei campi concentramento in modo delicato, potente, preciso e devastante. Quello che ci ha raccontato Venanzio rimbomba ogni giorno, grazie Venanzio. La Storia e tutti noi ha perso non solo un uomo meraviglioso ma un maestro vero.

Carlo Magno e l’idea di Europa

Un antenato di Carlo Magno

, il vescovo Arnolfo aveva molto da farsi perdonare. Non volendo finire all’inferno, decise che era l’ora di pentirsi. Non sapeva quanto tempo la penitenza dovesse durare. Sapeva che qualcuno glielo avrebbe fatto capire. Decise di affidarsi a un anello d’oro e di lanciarlo nel fiume.

La sua penitenza sarebbe finita una volta l’anello fosse ritornato nelle sue mani.

Passarono gli anni e il vescovo digiunava e si pentiva. Tutto finì un giorno nelle cucine del vescovo quando un cuoco trovò l’anello nel ventre di un pesce.

E l’Europa? Ascoltare per credere.