Rüdiger Safranski – Goethe

Sono mesi che ascolto la vita di Goethe raccontata da Rüdiger Safranski. Precisamente da aprile.

Confesso di non condividere il suo costante rifiuto di partecipare ai funerali.  Per me è confortante stare vicino alla morte. La sua vita è grandiosa e il suo pensiero è uno schiaffo a tutti quelli che non sono in grado di innamorarsi e con amore intendo Eros.

Ammetto anche di essermi emozionato quando ho scoperto di condividere con lui l’idea dell’assenza dell’inferno e quindi sulla inconsistenza del diavolo.

Esiste qualcuno che, subdolamente, trama contro di noi. Il mio sabotatore si chiama Andrea Avogaro.

La realtà e la morte esistono. Ma esistiamo anche noi nel mondo e noi  siamo degli esseri dotati di volontà smemorata, nel senso che siamo in grado di dimenticarci ogni fallimento.

In verità tutto ciò, caro Johann Wolfgang, me l’avevi spiegato già a 22 anni. Il Faust (per essere precisi l’Urfaust, il Faust I e il Faust II) signori, è non solo uno dei motivi per cui si può essere fieri di essere uomini ma anche quel capolavoro che mi aveva aiutato a capire come nella vita ci fosse sempre bisogno di  rocambolate e studio. Assieme.

E io, da sempre, lì sto.

“In Goethes Weltschau war kein Platz fur eine selbständige Macht des
Bösen. Für Goethe gab es keinen Teufel. Bekanntlich muß man an den Teufel glauben wie an Gott. Und Goethe glaubte weder an einen überweltlichen Gott noch an den Teufel. Goethe war zeitlebens Spinozist. Für ihn galt:
Deus sive natura. Gott ist die Natur, in ihrem ganzen Reichtum und vor
allem in ihrer schöpferischen Kraft. Und der Mensch kann und soll diese
schöpferische Kraft, die auch in ihm lebt, entdecken, bewahren und betätigen. Tätigsein ist deshalb der wahre Gottesdienst an der Natur. Mit dem
Tätigsein und Streben hat es schlechterdings kein Ende. Das ist Goethes
Vision der Unsterblichkeit.”

Quelle: https://link.springer.com/chapter/10.1007/978-3-476-02817-4_36

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Canto d’amore – Liebes Lied

Canto d’amore

Come potrei trattenerla in me,
la mia anima, che la tua non sfiori;
come levarla oltre te, all’infinito?
Potessi nasconderla in un angolo
sperduto nelle tenebre;
un estraneo rifugio silenzioso
che non seguiti a vibrare
se vibra il tuo profondo.
Ma tutto quello che ci tocca, te
e me insieme
ci tende come un arco
che da due corde un suono solo rende
Su quale strumento siamo tesi,
e quale grande musicista ci tiene nella mano?
O dolce canto.

Liebes-lied

Wie soll ich meine Seele halten, daß
sie nicht an deine rührt? Wie soll ich sie
hinheben über dich zu andern Dingen?
Ach gerne möcht ich sie bei irgendwas
Verlorenem im Dunkel unterbringen
an einer fremden stillen Stelle, die
nicht weiterschwingt,wenn deineTiefen schwingen.
Doch alles, was uns anrührt, dich und mich,
nimmt uns zusammen wie ein Bogenstrich,
der aus zwei Saiten eine Stimme zieht.
Auf welches Instrument sind wir gespannt?
Und welcher Spieler hat uns in der Hand?
O süßes Lied.

Rainer Maria Rilke

(da Nuove poesie)