Storia dell’età barocca in Italia – Benedetto Croce

Ho deciso che dovevo studiare Benedetto Croce perché è Benedetto Croce. Perché io sono un nano e lui è un gigante. In qualche modo fidandomi della Storia, dei miei professori e dei libri che ho studiato.

E lui, Benedetto, non solo mi ha portato a spasso nel Seicento ma mi ha spiegato che quello che conta è  il “sentimento”. Niente di romantico per carità o sdolcinatezze. Il sentimento, lui,  sta alla base di ogni arte, il desiderio di comunicare qualcosa di  potente e viscerale e di farlo in una maniera altrettanto imponente, “Fantasia che parla alle fantasie” (p.304).

Succede che allora mi sento meno perso, grazie Benedetto, perché, forse non lo sai ma ai nostri giorni pare di essere dentro una lavatrice di parole e i porti sicuri sono pochi. E io, Benedetto, mi perdo.

Pertanto grazie

 

 

 

Racconti francescani – Ivo Andrić

A un certo punto Andrić descrive un brigante e io di briganti non ne conosco nessuno. Ho iniziato a sottolineare il paragrafo. In modo lento lento per rispetto alla scrittura di Andrić. Non è che uno scende per strada e incontra un brigante e allora dentro di me  ho preso la descrizione del brigante Džemo come la descrizione più brigantesca di sempre.

Un brigante ha ovviamente “le fauci come i giovani animali famelici”, ” la risolutezza a seminare la paura” e anche “occhi torbidi” ma una ruga soprannominata “la bastarda” è proprio una roba da brigante.

Racconti umoristici e satirici – Heinrich Böll

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Mentre leggo Heinrich Böll  mi accorgo di essere contemporaneamente malinconico e felice.

Di questa raccolta sono rimasto folgorato da “La raccolta di silenzi del Dottor Murke” (Doktor Murkes gesammeltes Schweigen) per un motivo molto semplice.

Il Dottor Murke lavora in radio ed è talmente stanco di sentire parole a vanvera che raccoglie ritagli di silenzi.

Punto.

Qui sotto l’audio de “L’uomo che ride”, un altro racconto della raccolta. Un uomo che riesce a ridere solo per gli altri.

 

 

 

 

Ein Winterabend – Georg Trakl

 

Ein Winterabend

Wenn der Schnee ans Fenster fällt,
Lang die Abendglocke läutet,
Vielen ist der Tisch bereitet
Und das Haus ist wohlbestellt.
Mancher auf der Wanderschaft
Kommt ans Tor auf dunklen Pfaden.
Seine Wunde voller Gnaden
Pflegt der Liebe sanfte Kraft.
O! des Menschen bloße Pein.
Der mit Engeln stumm gerungen,
Langt von heiligem Schmerz bezwungen
Still nach Gottes Brot und Wein.

 

Una sera d’inverno

Quando la neve cade alla finestra,

La campana della sera suona a lungo,

La tavola è per molti preparata,

E la casa è tutta in ordine.

 

Più d’uno che è in cammino

Si fa alla porta per sentieri oscuri.

Dorato fiorisce l’albero della grazia

Dal succo freddo della terra.

 

Viandante entra silenzioso;

Dolore impetrì la soglia.

Sulla tavola in puro chiarore

Ecco riluce pane e vino.

 

 

 

Lars Gustafsson- L’uomo sulla bicicletta blu

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” Un racconto non può mai abbracciare l’intera realtà”?

Chissà se serve sempre arrivare in fondo a un viaggio per aver viaggiato davvero. Non si capisce mai di cosa si ha bisogno perché a volte è difficile governare la realtà. Serve un poeta “intento a scrivere  con il bastone da passeggio sulla neve fresca”? O forse è vero che “non c’è niente di più brutale di un dato di fatto”.

Janne, il protagonista di questa storia, si fa tutte queste domande mentre è seduto in una casa di sconosciuti nel sud della Svezia. Janne non sa le risposte ma decide di inventare una storia su sé stesso e inventando non capisce più il confine della realtà. E la realtà diventa immensa e non fa più paura.