In Stahlgewittern – Nelle tempeste d’acciaio

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Non è un romanzo a meno che non si ammetta che la guerra sia trama.

Leggo questo libro perché mi impressiona la citazione di André Gide. “il più bel libro di guerra che abbia letto; di buona fede, veracità, onestà perfette”. Mi incoraggia anche il giudizio di Sergio, ricercatore dell’ Istituto Veronese per la Resistenza, che parla tanto di storia con passione e mi dice che Jünger aiuta a capire la guerra. A questo punto mi sento obbligato a leggere il libro.

Tutto vero.

La guerra di Jünger  è la guerra nel suo significato più epico, maestoso e distruttivo.

E’ una manifestazione di potenza quasi continua senza giustificazioni né spiegazioni. Si rimane affascinati a leggere come poche volte la paura l’abbia assalito e come avesse coscienza di vivere un momento mitico della storia. Eppure non vi è lirismo nel testo, nessuna grande visione dell’umanità. E’ un racconto di presenza, fatto di uomini, vite che la morte in guerra ci costringe a trasfigurare in senso leggendario.

A me personalmente è rimasta attaccata alla memoria una scena di una ricognizione notturna in un bosco dove tutti i soldati che sono dentro al bosco sembrano i fantasmi dell’inferno.

Rimango con la voglia di combattere. Non so chi sarà il mio nemico ma ho voglia di lottare.

A scrivere però mi è venuta nostalgia (Sehnsucht, quell’idiota di Google Translator mi dà bramosia ma la Sehnsucht è molto di più) di poesia e allora metto questo link: