Giornata della memoria 2020

In occasione della Giornata dell Memoria abbiamo ricordato Venanzio Gibillini. Ci hanno aiutato Eleonora, Antonella e Lorenzo che sono venuti con me a Flossenbürg nel 2018. Attraverso le loro voci abbiamo ricostruito la sua prigionia e il campo di concentramento, abbiamo finito con il suo attaccamento alla vita. E ci s siamo impegnati a far diventare tutto ciò una tradizione della nostra scuola.

In memoria di Venanzio Gibillini

In questi anni, facendo il mio lavoro, mi sono convinto che la Storia e le storie possano aiutare a guardare avanti. So che è una grande ovvietà. L’essenziale stava da un’altra parte, nel modo di raccontare. Faccio l’insegnante e questo significa che non sono niente (niente) senza i miei studenti. Sono loro che me l’hanno fatto capire, quando, qualche anno fa, hanno intervistato Venanzio Gibillini. In due ore, grazie alle loro domande, alla loro attenzione e alle loro lacrime, in quella stanza siamo tutti diventati uomini e donne più consapevoli, più tolleranti e più forti. Abbiamo messo in testa e nel cuore un pezzo di storia atroce, vera e importante. Tutto questo grazie a Venanzio. Lui è stato per due ore la nostra guida e ci ha restituito la sua vita e i suoi anni nei campi concentramento in modo delicato, potente, preciso e devastante. Quello che ci ha raccontato Venanzio rimbomba ogni giorno, grazie Venanzio. La Storia e tutti noi ha perso non solo un uomo meraviglioso ma un maestro vero.

Una speranza ostinata – Claudio Cumani presenta Max Mannheimer

Sabato 28 gennaio, all’interno dei momenti di riflessione dedicati alla Giornata della Memoria, Claudio Cumani è venuto a raccontarci la storia di Max Mannheimer.

Claudio Cumani è  il traduttore e il curatore della versione italiana delle memorie di Max Mannheimer

Si direbbe una normalissima e se vogliamo banalissima assemblea dedicata alla memoria di una persona che ha vissuto una tragedia immane e che è sopravvissuta.

Ecco, non è stato così. Claudio ci ha parlato di Max, delle sue passioni, della sua vita con una tale cura e passione da farci immaginare Max lì con noi.

Claudio ci ha ricordato che Max Mannheimer è passato in totale per  sette campi di concentramento perdendo quasi tutta la famiglia, è tornato a casa, ha ricostruito la sua vita e ha deciso che era fondamentale aiutare noi tutti a non dimenticare.

Siamo stuperfatti quando ascoltiamo che  Max non ha mai accusato nessuno e ha sempre cercato di favorire il dialogo (ha fatto cambiare idea a neonazisti) e la memoria.

Ci colpisce la semplicità di questo messaggio e la speranza che porta con sè.

Una speranza che non è una credenza e che va alimentata ogni giorno con il dialogo, la tolleranza e il rispetto.

Sapere che Max Mannheimer era pure simpatico è di un fascino disarmante.

Le mie foto non rendono merito alla bellezza e all’atmosfera che c’era nell’aula e per questo chiedo scusa; sono il fotografo peggiore del mondo nonostante l’Iphone.