Lord Chesterfield – Lettere al figlio

Lettera CXCII, Londra, 8 maggio, V.S., 1750

“Spero soltanto che non soltanto tu conservi, ma che migliori il tuo tedesco: ti tornerà utilissimo quando entrerai in affari, tanto più che sarai forse il solo inglese in grado di parlarlo e capirlo. Ti prego sempre di far sempre conversazione con i tedeschi, ovunque ti capiti di incontrarne: e a Parigi dovresti trovarne moltissimi. E l’italiano, ti è diventato agevole e familiare? Lo parli in modo fluente come il tedesco? Non puoi immaginare quale vantaggio ti procurerà, ne condurre trattative, l’essere perfettamente padrone dell’italiano, del tedesco e del francese, e il saperne cogliere appieno i significati e la finessse. In un negoziato fra due uomini di pari talento, quello che capisce meglio la lingua in cui esso si svolge finirà sempre per prevalere sull’altro. Il senso e il valore di una singola parola rivestono spesso importanza capitale in un accordo, e anche in una lettera.”

Per cacciatori di realtà

Se uno volesse non rassegnarsi ad accettare quello che passa in convento dovrebbe più o meno cercare di fare così:

  • controllare le fonti
  • imparare a leggere le notizie
  • chiedere le prove
  • saper ascoltare
  • evitare di parlare con interlocutori che non ascoltano
  • fare attenzione a cosa scrivono i divulgatori
  • essere creativi nella comunicazione
  • non demoralizzarsi
  • pensare come gli scienziati
  • coltivare lo scetticismo
  • evitare di cercare le conferme a ciò che pensiamo

fonte: La Domenica del Sole 24 Ore, 5/1/2020

La cultura del Barocco – José Antonio Maravall

“Mai un altro periodo come il Barocco si mostrò più ossessionato dalla profondità e dall’immensità, dall’orrore e dalla sublimità del tempo.” (Panofsky).

Non saprei dire se il Barocco fosse moderno, contemporaneo, progressista o conservatore. Se scavo appena appena dentro di me mi sembra che tutto quello che leggo sul Barocco sia applicabile ai nostri giorni. C’è stata una addirittura bolla speculativa sui tulipani (studiare per credere). Gli abitanti  di questa porzione di globo nel diciassettesimo secolo erano capaci di tutto, ma proprio tutto. Erano in grado di dire “viviamo in un mondo nel quale nulla di ciò che percepiamo somiglia a ciò che percepiamo”(p. 319), erano  irresistibilmente conformisti,  subordinati a un’ordine che odiavano e veneravano. Strombazzatori di libertà e creatori a tavolino di malinconie. Non temevano le apparenze i nostri predecessori, perché sapevano che erano portatrici di porzioni di conoscenze (“l’essere delle cose è la loro apparenza prima”).

Maledetti individualisti che eravate, a pensare di poter farvi una vita interiore mentre fuori la vita cannoneggiava.

Siamo tutti barocchi. Disertori barocchi.

Die schlesischen Weber – H. Heine – traduz. Giosué Carducci

La parola ai giovani – Umberto Galimberti

I viandanti non sono passeggeri ne clienti. Non sono viaggiatori. Si muovono leggeri e non hanno bisogno di essere in tempo. Non hanno tappe predeterminate. Sarà per quello che a loro non sfugge niente e che per loro la vita è uno spettacolo.

Ha ragione Nietzsche (ha mai avuto torto Nietzsche?),

“La vita non mi ha disilluso. Di anno in anno la trovo sempre più ricca, più desiderabile e più misteriosa […] e non un dovere, non una fatalità, non una fede. La vita come mezzo di conoscenza. Con questo principio nel cuore si può non soltanto valorosamente, ma anche gioiosamente vivere e gioiosamente vivere.”

Storia della sessualità- Michel Foucault

“La filosofia è la scienza che non è nata dal bisogno, ma dalla meraviglia.” M. Foucault

Ma vi rendete conto che le cose sono infinite e i nomi finiti?