Il commissario certificatore del passare del tempo

Tralascerò pochi particolari, scriverò della mia esperienza e forse racconterò la storia alcuni.

Mi prendo tutta la responsabilità per le mie parole.

Detto ciò, non posso non dire niente della maturità di quest’anno.

Gli studenti arrivano scaglionati ed entrano nella scuola quasi sempre da soli. Devono firmare una liberatoria per dirci che non hanno avuto il Coronavirus negli ultimi 3 giorni. Si siedono e aspettano e sono agitati, come ogni annop. Se li si vede da lontano sembrano in sala d’attesa da tanto tempo.

Noi docenti (il punto di vista sarà questo) facciamo più o meno la stessa cosa, scaglionamento a parte. Anche noi aspettiamo da tanto tempo. Siamo distanziati, mascherati e agitati perché non ci vediamo da tanto tempo. La parte burocratica è pesante da espletare ma io sono fortunato perché la mia presidente è preparata e leggera.

Igienizzazione dopo igienizzazione entrano i ragazzi, si siedono e parlano del loro elaborato che è lungo due pagine (che tristezza). Quando hanno finito devono collegare materie in base a una foto che ricevono da noi. Alla fine ci parlano di Costituzione e del loro tirocinio.

Ho la sensazione che questi mesi abbia ridotto il loro vocabolario (è successo a tutti) e che i ragionamenti siano aridi. Eloquenza e profondità sono merce rara. La solitudine si è portata via parole e mondi.

6/7 della commissione sono membri interni e perciò il clima è borbottoso ma sempre attento.

Si piange per motivi opposti, rabbia e gioia, e va bene così perché la didattica a distanza ha amplificato le distanze e le emozioni.

Dal 20 febbraio desidero essere qui. A distanza si può fare poco a meno che non si stia facendo un corso di nostalgia, Heimweh la chiamano in teutonia ed è l’unione rispettivamente di casa e dolore.

Se la mascherina scivola la si rimette a posto, ogni due minuti.

La quarantena non c’è più in questi istanti e questo è un bene.

Dei voti non ne parlerò perché hanno poco a che fare con il mio lavoro.

L’estate inizia e nessuno ha già più memoria del tempo passato.

Buona fortuna ragazzi, è stato un onore.

La macchina dello stupore di un uomo superfluo

A dir la verità anche io se taccio, lo faccio in italiano.

Sogno in tedesco a volte e a furia di guardare serie tv in inglese mi viene quella lingua lì.

Due cose però le so. Una è che, come dice Brodskij, se mi sconfiggono tendo a non dare la colpa a nessuno.

La seconda è che quello che ami (e anche quello che leggi) salta fuori dappertutto.

A essere onesti bisognerebbe affidarsi a una particolare idea di vita.
Sarebbe l’avere cura di fermare l’inconsapevolezza e far diventare ogni giorno una meraviglia (e con meraviglia non intendo mica per forza girare il mondo in moto [magari], intendo anche sedersi vicino al lettino di tuo figlio e aspettare che si svegli).

Qualcuno la chiama arte.

Ultima cosa. Sopra tutto non c’è l’amore, c’è la compassione.

Hai sonno papà?

Oggi Lucio, per la prima volta da quando siamo a casa, non ha chiesto:”Dov’è mamma”?

E allora io oggi mi sento come uno che sa fare il papà, non il migliore per carità. Come uno che sta facendo una specie di tirocinio durissimo. La paga è la più bella al mondo, ballare (pure bene lui eh, io di mio non sfiguro) Hey Joe di Hendrix. Metto qui un esempio lampante delle mie abilità coreografiche

Sono felice e stanchissimo. Ma con i fedeli compagni caffè e Moretti il prode cavaliere non teme niente e nessuno.