Alberto Arbasino – Ritratti Italiani

Viva Ennio Flaiano, il mio satiro preferito

“Effettivamente, se si ripensa agli anni della Dolce Vita o di Via Veneto, sembra davvero un’epoca remota, anche da spiegare alle generazioni più giovani. Come, per esempio, l’idea di serate molto piacevoli da un punto di vista intellettuale, culturale e anche proprio di divertimento, passate chiacchierando, cioè facendo una conversazione colta, brillante, leggera ma che toccava tutti i temi dell’attualità culturale (letteraria, politica, ideologica, di spettacolo, di informazioni sulle letterature straniere, sui classici magari minori), invece che stare muti davanti alla televisione e, fra un programma e l’altro, fra uno zapping e l’altro, parlare di quello che si è appena visto o tutt’al più di soldi, della salute, delle vacanze, dei bambini. O il balzano (allora) proposito di trascorrere le serate non uscendo, non andando alla redazione del Mondo, poi a un aperitivo in casa di qualcuno, al cinema o a teatro, quindi a cena in ristoranti che stavano aperti a Roma normalmente come in Spagna, fino alle due o alle tre, e poi ancora in via Veneto…

[…] I caratteri di Flaiano uomo e di Flaiano scrittore erano l’ironia e la malinconia, la disillusione e il disincanto e una delicatezza d’animo ferita, profonda e un po’ lontana in un’epoca che, in una delle ultime interviste, egli definiva “sciattona e sgangherata”.

Lui, qui, ha scritto cose meravigliose:

“Chi vive nel nostro tempo è vittima di nevrosi. Per vivere bene non bisogna essere contemporanei”

E la mia preferita ” A forza di scavare uno la merda la trova.”

Ai tempi della paura

Domenico Squillace è preside del liceo Volta di Milano. Ed è una persona di intelligenza e cultura rare.

Cari ragazzi, niente di nuovo sotto il sole, mi verrebbe da dire, eppure la scuola chiusa mi impone di parlare. La nostra è una di quelle istituzioni che con i suoi ritmi ed i suoi riti segna lo scorrere del tempo e l’ordinato svolgersi del vivere civile, non a caso la chiusura forzata delle scuole è qualcosa cui le autorità ricorrono in casi rari e veramente eccezionali. Non sta a me valutare l’opportunità del provvedimento, non sono un esperto né fingo di esserlo, rispetto e mi fido delle autorità e ne osservo scrupolosamente le indicazioni, quello che voglio però dirvi è di mantenere il sangue freddo, di non lasciarvi trascinare dal delirio collettivo, di continuare – con le dovute precauzioni – a fare una vita normale. Approfittate di queste giornate per fare delle passeggiate, per leggere un buon libro, non c’è alcun motivo – se state bene – di restare chiusi in casa. Non c’è alcun motivo per prendere d’assalto i supermercati e le farmacie, le mascherine lasciatele a chi è malato, servono solo a loro. La velocità con cui una malattia può spostarsi da un capo all’altro del mondo è figlia del nostro tempo, non esistono muri che le possano fermare, secoli fa si spostavano ugualmente, solo un po’ più lentamente. Uno dei rischi più grandi in vicende del genere, ce lo insegnano Manzoni e forse ancor più Boccaccio, è l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l’imbarbarimento del vivere civile. L’istinto atavico quando ci si sente minacciati da un nemico invisibile è quello di vederlo ovunque, il pericolo è quello di guardare ad ogni nostro simile come ad una minaccia, come ad un potenziale aggressore. Rispetto alle epidemie del XIV e del XVII secolo noi abbiamo dalla nostra parte la medicina moderna, non è poco credetemi, i suoi progressi, le sue certezze, usiamo il pensiero razionale di cui è figlia per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità. Se non riusciremo a farlo la peste avrà vinto davvero.

Vi aspetto presto a scuola.
Domenico Squillace”