La cultura del Barocco – José Antonio Maravall

“Mai un altro periodo come il Barocco si mostrò più ossessionato dalla profondità e dall’immensità, dall’orrore e dalla sublimità del tempo.” (Panofsky).

Non saprei dire se il Barocco fosse moderno, contemporaneo, progressista o conservatore. Se scavo appena appena dentro di me mi sembra che tutto quello che leggo sul Barocco sia applicabile ai nostri giorni. C’è stata una addirittura bolla speculativa sui tulipani (studiare per credere). Gli abitanti  di questa porzione di globo nel diciassettesimo secolo erano capaci di tutto, ma proprio tutto. Erano in grado di dire “viviamo in un mondo nel quale nulla di ciò che percepiamo somiglia a ciò che percepiamo”(p. 319), erano  irresistibilmente conformisti,  subordinati a un’ordine che odiavano e veneravano. Strombazzatori di libertà e creatori a tavolino di malinconie. Non temevano le apparenze i nostri predecessori, perché sapevano che erano portatrici di porzioni di conoscenze (“l’essere delle cose è la loro apparenza prima”).

Maledetti individualisti che eravate, a pensare di poter farvi una vita interiore mentre fuori la vita cannoneggiava.

Siamo tutti barocchi. Disertori barocchi.

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